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Tutti i campi da gioco del Napoli, prima del San Paolo...
view post Posted on 10/1/2008, 16:19Quote
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Forse non tutti sanno che il San Paolo è solo l'ultimo dei tanti campi che hanno fatto la storia del NAPOLI:

1904: Campegna



Ritenuto insufficiente e scomodo il terreno del Campo di Marte a Capodichino (che fu uno dei primi spazi a disposizione, insieme con il famoso Mandracchio nella zona del Porto), i dirigenti del Naples Football Club, dell’Audax, della Juventus di Napoli presero in fitto un terreno a Campegna alle pendici di Posillipo. Qui si installarono le porte e si costruì un casotto in legno dove finalmente era possibile spogliarsi e depositare gli abiti. I giocatori arrivavano in carrozza o in auto al campo con la loro “corte” di amici e amiche. Mangiavano, poi giocavano. Man mano, sorsero nuove squadre ( non solo a Napoli, anche in Campania) e la struttura migliorò. Il campo si trovava proprio sotto la collina di Posillipo, dove adesso c'è una parte del quartiere Fuorigrotta, costruito successivamente.
Per quanto riguarda gli allenamenti si svolgevano in campetti limitrofi al campo .Nella foto in basso un allenamento preistorico nel 1907 su un campetto nella zona di Agnano. Il tedesco Pottz colpisce di testa. In porta ( si notano le fasce di ferro strette intorno alla traversa) il famoso Conforti che giocava avendo al suo fianco una sedia, sulla quale si sedeva comodamente quando il pallone era lontano. Nell'altra foto, in quel periodo i giocatori, in mancanza di spogliatoi e altre attrezzature , arrivavano sulle proprie auto alla partita già “vestiti” con gli indumenti di gioco, pronti a scendere in campo.
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1912: Agnano



Il campo, nei pressi delle Terme di Agnano, venne inaugurato il 27 ottobre del 1912 con una vittoria per 3-2 dell'Internazionale di Napoli sulla romana Roman. In precedenza era stato recintato e fornito di un casotto spogliatoio, mentre era stato sistemato un settore per il pubblico. Mezza lira di "ingresso sostenitore". Ma pochissimi pagavano, gli spettatori preferivano entrare con vari espedienti, scansavano il botteghino, scavalcavano le "montagnelle" che circondavano il campo e si godevano gratis lo spettacolo. Il Naples, successivamente, si trasferì al Poligono di Tiro a Segno, da poco inaugurato. Ad Agnano Giorgio Ascarelli portò poi a giocare il suo Internaples - da poco costituito con una fusione - nel campionato 1923-24, alternando il campo di Agnano a quello dell'Arenaccia.

1913: Poligono di Tiro



Il campo del Poligono di Tiro(in basso) fu inaugurato nel 1913 e intitolato a Vittorio Emanuele III. In precedenza ospitava soprattutto polli e tacchini. Le prime partite del Naples e dell’Internazionale, disputate su un fondo sabbioso e irregolare, cominciarono così ad avere anche gli spettatori paganti. Si giocava in una zona antistante le varie postazioni di sparo del tiro a segno. Tra il primo e il secondo tempo, un rappresentante delle società raccoglieva i soldi per l'ingresso con un blocchetto di ricevute. Nella foto, ecco ciò che è rimasto per diversi anni del vecchio campo del Poligono di Tiro "Vittorio Emanuele III". Si notano gli ex spogliatoi e sopra, sulla collina incolta, la zona con poche case di campagna, dove successivamente sono sorti i palazzi e le ville dell'attuale Via Manzoni.
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Nella foto in basso, la giovane marchesa Padula fa da madrina all’inaugurazione nel 1913 del nuovo campo del Poligono di Tiro ad Agnano, uno dei primi terreni di gioco presenti a Napoli (i primi in assoluto sono storicamente considerati quello nella zona del Mandracchio e il Campegna nell'area flegrea). Per l'occasione si notano tra le mani della marchesa Padula il classico manicotto ed un fascio di fiori, abito lungo adatto alla cerimonia inaugurale . Appesa al palo sinistro della porta figura, allora come ai giorni nostri, l’immancabile bottiglia di champagne, pronta ad essere infranta sul legno.
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1920: Campo Ilva Bagnoli



Per il campo dell’ "Ilva Bagnoli" è incerta la data dell’inaugurazione. La sua storia è parallela alla complessa storia dell’Italsider, nella quale il campo finirà per essere inglobato. Era uno dei vari campi sorti ai piedi della collina di Posillipo. Su quel terreno vi giocava sistematicamente l’Ilva Bagnolese, ma in varie occasioni l'impianto dell'Ilva ospitò anche l’Internaples di Ascarelli e in seguito, saltuariamente, il Napoli, sia negli ultimi Anni Venti che negli Anni Trenta. L’area del campo poi ha cambiato uso ed ha seguito il destino del Centro siderurgico. Ora la zona è sottoposta a una bonifica ambientale, ma al di fuori della cinta degli ex stabilimenti Ilva è in attività un altro terreno di gioco. Nella prima foto in basso a sinistra, il campo di Bagnoli negli Anni Venti; nell'altra foto, il campo dell'Ilva Bagnoli durante una partita Anni Trenta. In primo piano un giocatore con la maglia della Bagnolese, nera con la stella bianca.

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1926: Arenaccia



Un terreno del Comune all'Arenaccia occupato dai militari, venne poi dal generale Albricci adibito a campo di calcio. Nel 1926 ci fu l'inaugurazione. Su questo stesso campo debutterà poi anche l’A.C. Napoli, grazie all'abilità e iniziativa di Giorgio Ascarelli che riuscì a conquistare l'impianto adattandosi (dopo uno strascico giudiziario) a coabitare con i militari che l'avevano occupato durante la guerra. In muratura solo in parte, poi fu rimodernato. Qui il Napoli disputò il suo primo storico campionato di A, Divisione Nazionale a due gironi, in cui conquistò un solo punto col Brescia, il 13 febbraio del 1927. La squadra azzurra continuò a giocare all'Arenaccia in attesa dell'inaugurazione dello stadio voluto dalla tenacia ferrea di Giorgio Ascarelli, al Rione Luzzatti. Il campo dell'Arenaccia ha ospitato in tempi diversi pure partite di rugby, gare di ciclismo su pista, di atletica e per un periodo del dopoguerra funzionò anche da cinodromo. Per alcuni anni venne prescelto per gli arrivi del Giro Ciclistico della Campania. Capienza di allora 12.000 spettatori.
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1929: Vomero



In muratura, fortemente voluto dal Fascismo, lo stadio del Vomero fu inaugurato il 27 ottobre 1929 e si chiamò agli inizi "XXVIII ottobre". I calciatori azzurri vi giocavano, però, molto a malincuore. Troppo distante era la folla. Gli preferirono, quindi, nel 1928-29 il campetto dell’Ilva Bagnoli. Il Napoli giocò al Vomero nel 1933-34, perchè l'Ascarelli era in rifacimento, in vista dei mondiali del 1934. Vi ritornò nel finale del 1941-42 e nel '42-43 (perchè l'Ascareli era stato bombardato) ma fu sfrattato dalla Wehrmacht e dalle S.S., che lo usarono anche come centro di raccolta dei partigiani napoletani catturati dai tedeschi. Nello Stadio del Vomero trovarono sepoltura provvisoria (lato curva nord) i partigiani uccisi dai nazisti durante le "Quattro giornate", cerimonia alla quale presero parte anche i dirigenti e i giocatori azzurri. Ma dopo la guerra, da Stadio Littorio diventò “Stadio della Liberazione”. L'impianto risultò l’unico con una certa agibilità ed ospitò il Napoli del dopoguerra, dal 1946, spesso con più di 40 mila spettatori (anche con impalcature a tubolari Innocenti nelle curve). Tra alcune invasione di campo, ci fu anche un evento che sfiorò la tragedia. Il 27 gennaio 1946, Napoli-Bari 2-1: al gol tanto atteso dell'albanese Lustha, il primo in maglia azzurra del neo acquisto, l'esultanza fu tanta da far crollare una fetta delle tribune. Le cronache riferiscono di 114 tra feriti e contusi. Rifatto ex novo negli Anni 70, anche per altri sport. Nelle foto,in basso a sinistra, lo stadio del Vomero durante una partita del 1938, quando si chiamava "Stadio Littorio"; in basso a destra una panoramica dell'impianto vomerese dopo la ristrutturazione nel dopoguerra. Poi, rinnovato, prese il nome di "Stadio Collana", con una vita tormentata, sempre alle prese con problemi di agibilità.
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1930: Ascarelli



Costruito in meno di sette mesi (dall'agosto 1929) con i soldi del presidente del Napoli, Giorgio Ascarelli, venne inaugurato con Napoli-Triestina vinta 4-1 (16-2-1930), ma memorabile fu il vero debutto in 23-2-1930 contro la Juve. I bianconeri vincevano 2-0, ma nella ripresa una doppietta di Buscaglia fissò il 2-2. Un tripudio. Le tribune erano prevalentemente in legno, per poco più di 10 mila spettatori. Lo stadio venne chiamato “Vesuvio” e per un breve periodo "Ascarelli". Fu il primo stadio d'Italia di proprietà esclusiva di un grande club. Quando fu ristrutturato ed ingrandito in muratura, alla vigilia dei mondiali del 1934, la capienza venne portata a 30 mila spettatori e cambiò la denominazione in "Partenopeo". Nella foto,in basso a sinistra, la cerimonia della posa della prima pietra dello stadio Ascarelli avvenuta nel 1929. A sinistra si notano il terzino del Napoli Innocenti, una delle figure più rappresentative dell'epoca, ed al suo fianco, sorprendentemente in pullover, Ascarelli, che finanziò tutti i lavori. Nella foto in basso a destra, una delle curve dello stadio al Rione Luzzatti, all'inizio fatto per lo più in legno.
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1934: Partenopeo



Lo stadio "Partenopeo" venne ricavato dallo Stadio Ascarelli e fu ricostruito in cemento armato, per 40 mila tifosi. Ospitò per i campionati mondiali Germania- Austria e Italia- Francia. Il Fascismo, poichè il benemerito e compianto presidente degli azzurri era di origini ebraiche, preferì chiamare lo stadio, ristrutturato integralmente, “Partenopeo” anzichè "Ascarelli ". Nel 1937 il Napoli realizzò nello stadio "Partenopeo" un esperimento: l'ingresso libero alle donne. L'impianto venne distrutto dai bombardamenti aerei degli anglo-americani durante il tormentato campionato 1941-42 e successivamente subì un lungo saccheggio. A sinistra l'ingresso dello stadio "Partenopeo".
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1945: Orto Botanico



Nel dopoguerra, col "Partenopeo" ormai in macerie per i bombardamenti, l'Arenaccia fuori uso e lo stadio del Vomero in mano agli Alleati, si giocò anche all'Orto Botanico, dove per emergenza, in vista del campionato regionale. fu allestito - su iniziativa di Gigino Scuotto - un terreno di gioco, di fortuna, proprio per il Napoli, con una tribunetta in muratura per spettatori in piedi (qualche migliaio). La mano d'opera fu pagata con le bottiglie di liquore e le stecche di sigarette fornite, come contributo volontario, dai soldati americani che stazionavano nell'Orto Botanico. L'inaugurazione avvenne con Napoli-Frattese, 2-2 nel gennaio 1945 e gli azzurri vi giocarono per tutta la stagione. Il patrimonio vegetale dell'Orto era stato distrutto dalle truppe alleate che vi dimoravano, anche con alcune casermette.

1959 ai giorni nostri: San Paolo



Il "San Paolo" fu inaugurato ufficialmente con Italia-Svizzera (3-0), il 6 gennaio 1960, dopo circa dieci anni di lavori ma aprì eccezionalmente prima, con Napoli-Juve (2-1) il 6 dicembre del 1959. Lo Stadio di Fuorigrotta in passato ha ospitato fino a 90 mila spettatori. Ha subìto varie ristrutturazioni (tra cui la costruzione della copertura in ferro e della nuova tribuna stampa, con 436 posti) e anche periodi di inagibilità, accompagnata da un progressivo decadimento della struttura. Ora la capienza dello stadio "San Paolo" è ridotta, in base alle nuove norme sulla sicurezza. Nella ristrutturazione per i Mondiali di calcio del 1990 non sono stati creati, tra l'altro, tombini sufficienti e strutture adeguate per lo sversamento dell'acqua piovana (da qui un paio di allagamenti degli spogliatoi), mentre il manto erboso, che già soffre per la copertura dello stadio, è stato erroneamente poggiato su sabbia di mare e non di fiume. In passato il San Paolo è stato anche utilizzato per riunioni di atletica leggera. Ora dispone al suo interno di alcune palestre polifunzionali. E' di proprietà del Comune di Napoli.Il terreno del campo di gioco misura 110x68 metri, la pista d'atletica è formata da 8 corsie.
Nella prima foto in basso a sinistra, Alcide De Gasperi durante la cerimonia della posa della prima pietra al costruendo stadio di Fuorigrotta il 27 aprile del 1952. Nell'altra foto in basso a destra, il San Paolo al tempo dell'inaugurazione senza le coperture in acciaio apportate successivamente per i mondiali di calcio.

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Edited by pennaok - 10/1/2008, 17:53

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